mercoledì, 09 aprile 2008
Il Tibet è un paese di montagne e altipiani dell' Asia Centrale, tra la Cina e il Nepal, occupato militarmente dal 1950 dall' esercito di Pechino. Nel 1959, una grande rivolta di indipendentisti tibetani fu soffocata nel sangue e il leader politico-spirituale di questo popolo, il Dalai Lama, fu costretto a fuggire dal Paese, rifugiandosi successivamente nella vicina India e stabilendo il governo in esilio a Dharamsala. Nel 1965, il governo di Pechino ratificò l'annessione del Tibet alla Cina. Nel periodo successivo, i cinesi organizzarono campagne di pulizia etnica contro i monasteri e i simboli della cultura tibetana. La quasi totalità dei luoghi di culto buddhista venne distrutta e circa un milione di tibetani furono uccisi.

Nonostante la dura repressione, diverse rivolte scoppiarono a più riprese nel 1977, nel 1979 e nel periodo tra il 1989 e il 1991. Oltre a reprimere, il regime cinese ha anche provveduto a all' immigrazione forzosa nell' altipiano di milioni di cittadini cinesi, con il fine evidente di ridurre i tibetani a minoranza del loro stesso Stato. Inoltre è partita la campagna di cinesizzazione, attraverso una propaganda continua sui mass media e impedendo l'uso e lo studio della lingua tibetana.

Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, ha sempre rifiutato di opporsi alla repressione cinese con la violenza o la lotta armata, e anche per questo è stato insignito nel 1989 del Premio Nobel per la Pace. Negli ultimi anni, in nome di una visione realistica della politica, il Dalai Lama ha anche rinunciato all' indipendenza, chiedendo soltanto una maggiore autonomia e una completa libertà religiosa per il suo popolo. A questa apertura tuttavia la Cina ha sempre risposto con ulteriori repressioni.

Inoltre, per il timore di compromettere le buone relazioni economiche con la Cina, i governi di quasi tutti i paesi occidentali, tra cui anche l' Italia, hanno evitato di accogliere in forma ufficiale il Dalai Lama durante il suo recente tour europeo, indebolendo il fronte a sostegno della lotta per la liberazione del suo popolo.


Le nuove generazioni tibetane, che hanno vissuto il fallimento della politica di mediazione pacifica del dalai Lama, hanno così inziato nel febbraio di quest' anno una nuova rivolta, nella speranza che l' eco internazionale delle prossime Olimpiadi di Pechino porti l'opinione pubblica mondiale a intervenire per costringere la Cina ad allentare la presa sul Tibet.

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mercoledì, 12 marzo 2008
Tante cose mi hanno tenuta lontana da questi schermi. Ma vorrei prima di tutto ringraziare chi, con dolcezza e insistenza, ha voluto continuare a interessarsi di cosa stesse accadendo, in forma privata.
Alcune parole scaldano il cuore e le vostre lo hanno fatto fortissimamente.

Sono diventata mamma da pochissimi mesi di una splendida bambina, che mi ha riempito la vita più di quello che ognuno di noi immagina.
Si scoprono tante cose diventando madri e non mi sarei perdonata il fatto di essermi persa tutte queste emozioni.

Rimaniamo comunque a Xian, dove sto arredando casa e finalmente curando il giardino. Qualche piantina sembra non aver subito alcuno scossone e si prepara alla nuova stagione. Forse anche io con lei.
Volevo dire che qui in casina, si riaprono le finestre, si fa passare un pò d'aria, si è nuovamente aperti a tutte le emozioni che avrò ancora il tempo di vivere.
Ho talemente tante cose da raccontarvi.
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martedì, 27 novembre 2007
Giorni fa abbiamo ricevuto la visita del Presidente Sarkozy. Un uomo molto basso, ricordo che vedendolo ho pensato subito a un nome: Napoleone. Ho sorriso.
Quando capita di vedere questi "personaggi" alla televisione, pare poi estremamente difficile capacitarsi che siano delle persone, che si aggiustino la cravatta.

Guardava tutto con interesse, si preoccupava delle convenzioni, non trapelava alcun giudizio negativo dai suoi occhi. Mi sono chiesta cosa pensasse realmente. Come sembriamo da fuori. Cosa ispiriamo nelle persone.

Ho guardato il nostro, di presidente. Orgoglioso, tronfio, non conosceva assolutamente cosa mostrava all' altro. Ne intuiva l'importanza diplomatica, sicuramente.
Mi sono chiesta se ci sarà mai comunicazione.
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martedì, 13 novembre 2007
Credo che ora posso realmente mettere mano a questo spazio.
Spero nei modi in cui sta avvenendo ora, cioé con quei pochi visitatori di passaggio che han voglia di scrivere qualcosa.
Credo di poterlo definire così un mio spazio.

Stare qui non é sempre facile. Nè credo mi aibituerò mai a un posto come questo e alle sue regole.
Purtroppo ho gestito la mia vita come se dovessi aspettarmi sempre qualcosa, come se la situazione attuale fosse soltanto provvisoria.
Come se fossi consapevole che prima o poi me ne sarei andata.

Ciò che ho sempre pensato é che é colpa mia.
Perché non do l'impressione di essere quella che sono. Fuori un aspetto, dentro un altro.
E allora tutti a travisare, a farsi in mille per farti contento, sicuri di aver capito tutto.
E tu lì a tentare di non deluderli, a sorridere comunque.
E a restare insoddisfatta.
Perennemente.
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venerdì, 07 settembre 2007
Ti sento

Dall' Italia ho portato con me una sequenza infinita di cd. Musica che ho accumulato da ragazza, che sentivo ovunque. A casa mentre studiavo, in macchina, soprattutto mentre facevo le pulizie.
Quest' ultima abitudine mi é rimasta ma la cosa divertente é che la musica di cantanti italiani come Mina, i Matia Bazar e altri si diffonde per le strade di una città che più cinese non si può.
Stamattina ascoltavo questa e il mio compagno ha esclamato esasperato "Almeno traducimele!".


La parola non ha né sapore né idea
ma due occhi immobili petali d'orchidea, se non ha anima...
Ti sento, la musica si muove appena
mi accorgo che mi scoppia dentro, ti sento
un brivido lungo la schiena, un colpo che fa pieno centro!
Mi ami o no... mi ami o no... mi ami?
Che mi resta di te, della mia poesia
mentre l'ombra del suo amor lenta scivola via, se non ha anima
Ti sento, bellissima statua sommersa
seduti, sdraiati, impacciati!
Ti sento a tratti mia isola persa, amarsi soltanto, accecati!
Mi ami o no...
Ti sento, deserto lontano, miraggio
la sabbia che vuole accecarmi... ti sento
nell'aria un amore selvaggio, vorrei incontrarti...



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domenica, 19 agosto 2007
Bontà, correttezza, ritualità, saggezza, credibilità

Sono queste le virtù che, almeno quarant' anni fa, mi furono trasmessi da mia madre come simbolo della nostra cultura. Dei principi morali, ai quali si dedicava anima e corpo.

Sottomissione la sua che non era mai tale, mai ottusa, mai reverenziale. Seppe far accettare alla sua famiglia l'uomo che amava, mio padre, sebbene di cultura totalmente diversa. Fu ostacolata in Cina, fu ostacolata a Roma. Eppure fece ciò che aveva detto: sposo quest' uomo perché lo amo e perché mi ama. Ma mai nella mia vita l'ho sentita alzare la voce.

Seppe cambiare mio padre da contadinotto romano a uomo rispettabile. E lui, parlando con mio fratello diceva sempre "se un uomo per quanto stupido, riesce a sposarsi con la donna giusta, allora ha qualche speranza". Con noi figli, severa ma mai dura, affettuosa ma mai troppo. Riesco solo a ricordare che fino a un anno fa, il mio scopo più grande era che lei fosse, se non orgogliosa, almeno accondiscendente nei miei confronti.

Pretese che imparassi ciò che lei aveva imparato dalla madre, come mandare avanti una casa, come trattare con gli ospiti, come curare il giardino, come essere donna, moglie, sorella. Non si curò mai di quello che avevo scelto per il mio futuro. Imputava gli studi nella vita di una donna a quella serie di cose che lei non avrebbe mai compreso dell' Occidente, ma che doveva accettare.

Dopo la morte di mio padre, decise che sarebbe tornata in Cina, da sola. Fu mio fratello a offrirsi di andare con lei. Io no e lei non me lo chiese. Con gli anni non ho compreso molto di più su di lei, sempre più silenziosa, sempre più distante.
Cercavo a volte di capire se mi odiasse, ma non ho mai aperto quel coperchio di serenità dietro la quale, di questo ne sono certa, si muovevano tutte le sue passioni di essere umano.
Tutto ciò che so di lei, ancora oggi, é questo:
bontà, correttezza, ritualità, saggezza, credibilità.
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sabato, 18 agosto 2007
Vorrei iniziare chiedendo scusa a tutti coloro che sono un pò vittime di questi alti e bassi.
Quando pensai di iniziare un blog, l' idea era quella di aprirmi a un mondo, a persone nuove, alla quale avrei potuto raccontare me stessa, il mio passato, le mie paure.
E questo lo é stato, sicuramente.
Quello che però non avevo messo in conto erano le conseguenze che ne sarebbero derivate.
Persone nuove significano sentimenti e orizzonti nuovi, inevitabilmente.
Questi sentimenti mi hanno travolta, forse più di quello che avrei voluto. Sicuramente più di quello che avrei dovuto.
Quello che mi spinge di nuovo, é lo stesso sentimento. Troppa forza, troppe emozioni, di nuovo tutto in gioco.
Forse con la consapevolezza ora che non ci si può chiudere in una stanza da soli, non si può parlare con delle persone e sperare che queste ultime non abbiano opinioni.

Qualche riga é d'obbligo per chi si trova a passare per la prima volta.
Mi chiamo Alessia e ho 43 anni, vivo a Xi'an ma sono e mi sento completamente italiana. Ho vissuto la mia infanzia a Kandahar, l' adolescenza a Roma, la maturità a Siena e spero la vecchiaia qui a Xi'an.
Insegnavo Storia dell' Arte in Italia, ora qui cerco di lavorare in un' istituzione italo-cinese che si occupa di restauri di monumenti antichi. Un segno del destino, probabilmente.

Spero che possiate accogliermi di nuovo fra voi, questo lo spero di tutto cuore.
Perché ne ho bisogno, ora più che mai.
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